UNA STANZA
Perché non mi sento mai abbastanza, qualunque cosa faccia?
Hai finalmente ottenuto la cosa che volevi. Per un pomeriggio è andata bene. La sera stavi già guardando la cosa successiva, e quella appena ottenuta sembrava piccola, quasi scontata.
In questo archivio si chiama La Meccanica del Perfezionismo: lo standard che si sposta appena lo raggiungi. Il fascicolo completo è a /it/meccaniche/perche-non-riesco-a-finire-quello-che-comincio.
Contro cosa mi sto misurando?
Quasi mai contro il risultato. Contro il sollievo di non essere in difetto. Ogni obiettivo raggiunto dà quel sollievo per un giorno o due, poi la meccanica alza l'asticella, perché un'asticella ferma lascerebbe spazio alla domanda: e adesso chi sono?
Per questo nessun risultato basta. Non è che i risultati siano piccoli. È che la misura non è fatta per essere raggiunta. È fatta per tenerti in movimento.
Una cosa viene prima del resto. Se non sentirti mai abbastanza è diventato pensare di non meritare di esserci, o di farti del male, questa non è una meccanica da studiare. Va detto a una persona stasera.
Puoi chiamare anche senza sapere bene cosa dire.
02 2327 2327, Telefono Amico Italia. Rispondono tutti i giorni, dalle 9 a mezzanotte. Il servizio non ti chiede nulla; la telefonata la conta il tuo operatore come una normale chiamata urbana. Puoi non dire chi sei.
112, il numero unico di emergenza. Funziona da fisso e da cellulare, anche senza SIM e anche senza credito, in tutta Italia e in tutta Europa. Chiamalo se la situazione è adesso.
143, Telefono Amico. Risponde 24 ore su 24, tutti i giorni, in Ticino e nel Grigioni italiano, e resti anonimo. Il servizio non ti chiede nulla; la chiamata la tassa il tuo operatore telefonico alla sua tariffa di base.
147, Pro Juventute. Risponde 24 ore su 24, in italiano. È per chi è giovane e non sa a chi dirlo.
In Italia, fra mezzanotte e le nove del mattino, non c'è un numero generale a cui telefonare per parlare: Telefono Amico riapre alle nove, e il 143 risponde in Ticino e nel Grigioni italiano. Resta il 112, che è per quando il rischio è adesso. Non è una misura di quanto conta quello che ti sta succedendo, è come è fatto il servizio in questo paese. Se la notte è lunga, scrivi o chiama una persona che conosci: non serve la più vicina, serve quella raggiungibile.
Non ti manca il talento. Ti manca un punto in cui fermarti. La meccanica lo sposta ogni volta che ci arrivi.
Cosa succede nel corpo quando mi sento indietro?
Il segnale del corpo di solito è un vuoto al centro del petto, quasi una fame. Arriva dopo un risultato, non prima. Arriva guardando il lavoro di qualcun altro. Arriva la domenica sera.
[MECCANISMO]
Il vuoto arriva pochi secondi prima del nuovo obiettivo. Quei secondi sono la finestra.
Poi il pensiero: non è ancora abbastanza. Poi il gesto: un obiettivo più alto, un confronto, un altro impegno.
Il sollievo di avere di nuovo una meta è la ricompensa, ed è quello che fa spostare l'asticella la volta dopo.
[SCHEDA DELLA MECCANICA]
L'attivazione della meccanica: un risultato raggiunto, il lavoro di un altro, un momento di quiete.
Il primo anello: un vuoto al centro del petto.
Il gesto: l'asticella alzata, il confronto, la lista di quello che manca.
Il seguito: un sollievo corto, e la sensazione di essere sempre un passo indietro.
Come smetto di sentirmi sempre insufficiente?
Non abbassando gli standard per forza. Non serve. Capire non cambia la sequenza. Ripetere un'azione diversa sì, e qui l'azione diversa è dire l'asticella ad alta voce prima di cominciare, e fermarti quando la raggiungi.
[FRASE DI INTERRUZIONE]
Il petto è vuoto. È la meccanica, non un fatto su di me.
L'asticella era questa. L'ho raggiunta. Mi fermo qui.
[TRACCIA DI RISCRITTURA]
Il gesto vecchio: arrivare e spostare subito l'asticella.
Il gesto nuovo: scrivere prima di cominciare cosa vuol dire fatto. Quando ci arrivi, segnalalo, e passa un giorno intero prima di decidere il prossimo obiettivo.
Se il vuoto torna, lascialo tornare. Non è il segnale che manca qualcosa. È la meccanica che cerca un'asticella nuova.
Perché non mi sento mai abbastanza?
Perché la misura che usi non è fatta per essere raggiunta. Ogni volta che ci arrivi, la meccanica la sposta, perché un traguardo fermo lascerebbe un vuoto e il vuoto fa più paura della fatica. Non sentirti abbastanza non dice niente sul valore di quello che fai. Dice che l'asticella si muove da sola. Si lavora decidendo l'asticella prima, ad alta voce, e lasciandola ferma un giorno quando la si raggiunge.
Perché non mi sento mai all'altezza?
Perché l'altezza non è un punto fisso. La decide la meccanica, e la alza appena ci arrivi: il colloquio superato diventa il minimo, il complimento del capo diventa una fortuna. Così ti senti sempre un gradino sotto, qualunque cosa succeda. Prova a scrivere prima di cominciare cosa vuol dire essere all'altezza di quella cosa precisa. Quando ci arrivi, rileggilo. La riga scritta prima è più onesta della sensazione dopo.
È la verità su di me, o è una meccanica che gira?
Se fosse la verità, ci sarebbe un risultato capace di cambiarla. La meccanica non ne ammette nessuno: ogni traguardo viene ridefinito come il minimo. Quando nessun fatto può smentire una sensazione, non è un fatto quello che la tiene in piedi.
[COMPITO SUL CAMPO]
Per sette giorni, scrivi ogni volta che arriva il vuoto: dopo cosa, guardando cosa.
Accanto, scrivi l'asticella che c'era prima di quel momento, e quella che c'è adesso.
Conta i giorni in cui l'asticella raggiunta è rimasta ferma. Ognuno è una ripetizione intera.
Al settimo giorno guarda quante volte l'asticella si è spostata da sola.
Non sei tu. È una meccanica che gira. Sono due cose diverse, e la differenza è tutto il metodo.
Le domande che arrivano insieme a questa
Perché non mi sento mai abbastanza?
Perché la misura si sposta ogni volta che la raggiungi. Il sollievo di avere una nuova meta tiene in moto la meccanica. Non è un giudizio sul valore di quello che fai.
Perché sento sempre di non essere all'altezza?
Perché l'altezza la decide la meccanica, e la alza appena ci arrivi. Prova a scrivere prima di cominciare cosa vuol dire fatto, e fermati lì per un giorno.
Perché mi sento sempre insufficiente per gli altri?
Spesso perché la misura non è quello che gli altri chiedono, ma il sollievo di non deluderli. Quel sollievo dura poco. Chiedi una volta cosa si aspettano davvero: di solito è meno della tua asticella.
Qual è il segnale del corpo?
Di solito un vuoto al centro del petto, quasi una fame, che arriva dopo un risultato o guardando il lavoro di qualcun altro. Pochi secondi dopo arriva il nuovo obiettivo. Quei secondi sono la finestra.
Perché mi confronto sempre con gli altri?
Perché il confronto dà alla meccanica un'asticella pronta, sempre più alta della tua. Nota il vuoto quando guardi il lavoro di un altro, e torna all'asticella che avevi scritto tu.
Devo abbassare i miei standard?
Non per forza. Serve un punto in cui fermarti. Uno standard alto che si può raggiungere è utile. Uno che si sposta da solo non è uno standard.
Perché i miei successi non mi danno soddisfazione?
Perché la meccanica li ridefinisce come il minimo appena arrivano. La soddisfazione ha bisogno di un punto fermo. Un giorno intero dopo un traguardo, prima del prossimo obiettivo, è quel punto.
E se la sensazione diventa pesante?
Se non sentirti abbastanza è diventato pensare di non meritare di esserci, non è una meccanica da studiare. Dillo a una persona stasera. Telefono Amico risponde dalle nove a mezzanotte; se il rischio è adesso, il 112.
Cosa c'entra con il perfezionismo?
È la stessa sequenza vista da dopo. In questo archivio La Meccanica del Perfezionismo rimanda la consegna di un lavoro. Qui il lavoro è consegnato, e l'asticella si sposta lo stesso.
Questa pagina fa un'affermazione clinica?
No. Questo archivio non fa affermazioni cliniche e non dà un nome a niente che hai. Descrive una sequenza osservata, con un segnale del corpo e un tempo. Le domande cliniche vanno a chi fa quel mestiere.
L'ARCHIVIO
Cosa c'è in italiano e cosa no sta scritto sulla porta.
Cosa c'è in italiano